Terra d’Africa

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Africa, Uganda, Angal Hospital… sono nomi noti da anni, da molti anni e legati alla esperienza di Mario e Claudia Marsiaj che hanno legato la loro vita e la vita della loro famiglia, ad una scelta umanitaria difficile, generosa, coinvolgente.

Ospedale - Veduta esterna

Da anni dicevamo di voler visitare questo luogo di cui pochi parlano, immergerci nella loro situazione, voler capire di fatto una situazione che comunque conoscevamo per i racconti di Mario e Claudia.
Abbiamo deciso di partire con loro e di rimanere ad Angal per un mese. La nostra non era curiosità ma desiderio di condividere con loro un breve periodo. Vi assicuro che è stata per me e Bepi una esperienza importante e forte. Sapevamo delle difficoltà che un ospedale poteva vivere in un posto quasi dimenticato da Dio e dagli uomini; ce ne parlavano sempre, ma vedere con i propri occhi cosa succede ad Angal, ci ha inizialmente storditi e poi aiutati ad immergerci nella realtà pur con le modeste capacità di cui siamo portatori.

Ora siamo ritornati contenti e felici e con problemi personali in più perché è stata una esperienza che dovrà cambiare la nostra vita.

Tante persone, soprattutto donne e bambini che sperano di sopravvivere al dolore, alle malattie, agli abbandoni, alle sofferenze. Rivedo le donne forti di Angal su cui pesano le fatiche più gravi, molte vedove con il carico di figli cui non dare risposte di vita e speranza.

Molti sono gli orfani (235) di genitori morti di Aids, che vengono seguiti nella Missione. Sono quindi bambini ad alto rischio affidati a zii, nonni o ad altre brave donne che se ne fanno carico, anche grazie ad un compenso reso possibile dagli aiuti provenienti dai gruppi italiani. Gli orfani vengono controllati a scadenze fisse per evitare od allontanare il pericolo di gravi malattie.

Bambini malnutriti e ospitati ad Angal con le mamme o qualche parente e che soggiornano, anche grazie ad iniziative della Associazione Amici di Angal, fintantoché possano riequilibrare salute e peso e continuare a sperare nella vita. Purtroppo molti hanno il fisico già compromesso e le mamme si sono portate dietro altri figli che altrimenti non saprebbero come e dove collocare.

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Sono bambini molto belli, pur provati da tanti stenti e malattie. Le mamme cercano di curarli, con molta tenerezza inventando modi sempre nuovi per farli mangiare.

Spesso questi bimbi non ce la fanno e le mamme se ne ritornano ai loro villaggi a piedi col corpicino legato alla schiena: lo seppelliranno attorno alla loro capanna. Altre volte possono riportarseli a casa un po’ irrobustiti e con tante speranze.

Periodicamente ci sono volontari ospiti ad Angal (medici – tecnici – specialisti in varie discipline) che si occupano, nel periodo di presenza, di molti problemi legati al funzionamento dell’ospedale. Sono preziose gocce di aiuto ma non sufficienti. L’ospedale ha circa 250 posti letto e, a tenerlo in piedi provvedono tre medici fissi, insufficienti per le tante necessità. Per quattro mesi all’anno (due in primavera e due in autunno) Mario e Claudia sono presenti con la loro professionalità e il loro aiuto. Soprattutto le donne attendono con ansia l’arrivo di mamma Klaùdia che sempre si fa intenerire dalle situazioni difficili e risponde sempre alle necessità.

La sua casa è visitata da mattina a sera da donne, bambini, uomini sempre in cerca di cibo e aiuto. È una processione continua per cercare risposte alla fame e alla miseria, soprattutto in quest’anno di siccità quasi totale che non ha dato raccolti.

Ebbene, la gente di Angal vive, soffre, lavora, prega, canta, spera.

I bambini hanno imparato prestissimo a dirci “ciao!” e a rincorrerci dovunque siamo: spuntano come tanti folletti dal folto della savana dove sono le loro capanne.

Altre emozioni e sensazioni mi prendono, tanti ricordi di persone buone, brave, generose che si spendono per asciugare angosce e lamenti. Vorrei abbracciare tutti quelli che ho conosciuto, con cui mi sono relazionata, con i quali ho scambiato un sorriso buono. Penso ai medici, al personale infermieristico, amministrativo, di servizio: vorrei ricordarli tutti.

Riconosco che il racconto è uscito di getto mancando di un filo conduttore organico ma forse potrebbe esserci un filo rosso che parla di amore, dedizione, solidarietà.

Altri racconteranno di Angal con più titolo ed esperienza e sapienza. Con Bepi voglio dire, a quanti ci leggeranno, che rivolgano con benevolenza gli occhi e il cuore a tanti nostri fratelli che soffrono e nella sofferenza ringrazino il Dio della vita.

Mariarosa e Bepi Stocchiero

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One Response to “Terra d’Africa”

  1. [...] Rosa e Bepi Stocchiero (vedi testimonianza), capi gruppo di una decina di Amici vicentini, che dal 1968 sostengono il progetto “operazione [...]

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