Stralci di vita vissuta - Bits of lived life

  • english
  • italian

Mia madre, Claudia, mi ha scritto stasera. Stanno tornando da Angal, e immagino che la tentazione a volte sia di dire “per sempre”. Naturalmente so non ce la faranno a restare lontani dall’Africa più di qualche mese, anche perché qui - da molti punti di vista - è ancora peggio. Da noi le donne invece vengono fatte a pezzi, gli assassini diventano star e i bambini anziché abbandonati davanti agli ospedali vengono depositati direttamente nei cassonetti. Spazzatura. E’ una lettera cruda ma mi pare che faccia capire alcune cose, le condivido volentieri.

Caro Piero,

anche questo periodo di nostra presenza ad Angal sta volgendo al termine. Abbiamo già fatto a te e agli Amici di Angal una breve relazione sulle attività dell’Ospedale, ora vorrei rendervi partecipi di altri avvenimenti, che riguardano più da vicino le persone, la vita del villaggio, la mentalità degli Alùr, il nostro rapporto con loro.

Sono successe alcune cose che ci hanno profondamente turbati e che hanno reso questo periodo uno dei più pesanti per noi.

A due passi dall’Ospedale, una notte, un gruppo di persone armate di bastoni ha ammazzato a legnate un giovane ladro, che da tempo disturbava il villaggio ed era diventato la vergogna dei propri famigliari. Attorno a questo fatto si é innalzato un muro di omertà, che non ha lasciato nessuno spazio per far luce su questo atroce regolamento di conti. Nessuno ha visto e invece molti hanno visto, nessuno sa e tutti sanno. Questa é la legge che deve essere amministrata all’interno del clan.

Ogni volta che qualcuno mi porge la mano per le vie di Angal, mi chiedo se quella mano, poche sere fa, abbia brandito un bastone. Il giorno dopo la vita ha ripreso come nulla fosse accaduto e invece… sono accadute ancora altre cose.

Abbandonato sul pavimento di cemento delle cucinette dietro alla maternità, una mattina é stato trovato un bambino appena nato, col cordone ombelicale strappato. Si sa che la madre é Oroci, una povera demente che vive in giro, non ha casa, non accetta aiuti ed era stata vista aggirarsi nei pressi dell’ospedale.

Solo l’ostetrica Selsa ha preso a cuore questo bambino e l’ha sistemato in un angolo della sala parto (qui non esiste una nursery), dove io e Francesca ci siamo alternate a dargli il biberon e a coccolarlo. E’ vissuto 10 giorni.

Fra bambini che nascevano uno dietro l’altro, uno che, attaccato all’ossigeno, tentava disperatamente di vivere, due di quattro gemelli che morivano, in un reparto che ha estremo bisogno di essere ristrutturato e dotato di nuovi letti… un incubo!

Avevamo deciso di battezzarlo il pomeriggio del giorno 15… l’avremmo chiamato Luca, come il protettore dell’ospedale e invece… alle due sono entrata in sala parto con l’ennesimo biberon e la nurse di turno con estrema noncuranza mi ha detto: ”Ethò - (é morto!!) - Non me ne sono accorta perché ero molto occupata.” E così nessuno l’ha visto morire, nessuno l’aveva visto nascere, questo bambino senza nome, forse figlio di Oroci, la pazza del villaggio.

Vissuto 10 giorni fra l’indifferenza di tutti, é stato accompagnato al cimitero da una folla di mamme, di lavoratori dell’ospedale, di infermiere alla quale si aggiungeva man mano che si snodava il corteo, la gente del villaggio. Mi sarei messa a urlare o a ridere. Era mezzogiorno, il sole picchiava forte , gli operai che avevano scavato la fossa grondavano sudore, i bambini usciti dalla scuola buttavano fiori di buganvillea… per un bambino che prima non aveva suscitato la pietà di nessuno.

Ma mi aspettava ancora la morte di Kevina, consumata dall’aids e quella di Kolbert, il peggiore kwashorkor che abbia mai visto, gonfio come un palloncino, con la pelle screpolata e piagata, e quella di Nema, 10 anni, distrutta da una setticemia partita dai tagli (tea-tea) fatti dallo stregone lungo le braccia e le gambe.

Per fortuna c’é Consolate, ( si chiama proprio così!), che dal kwashorkor sta uscendo, sta ricominciando a mangiare e a giocare, segno inequivocabile di ripresa.

E c’é Ali, un concentrato di disgrazie, compreso un caratteraccio che lo rende inviso a tutti, al quale abbiamo potuto procurare una capanna, assicurare il cibo e anche una badante; un bel cambiamento di vita da quando viveva trascurato e mal sopportato dal suo clan.

E c’é Celestino, il vecchio barbone, che viveva sotto la tettoia ora dell’ospedale, ora di qualche capanna e veniva a mangiare in nutrition unit. Gli abbiamo fatto costruire una piccola capanna in un posto bellissimo, sulla collina dietro all’ospedale, da dove si ammira la savana sterminata e si scorge, molto lontano, il Nilo. Da li’ il suo spirito indipendente può spaziare. Sono andata fin lassù e ho avuto una bella sorpresa; ha un vicino, povero come lui e altrettanto malandato, che lo aiuta e gli fa da mangiare quando sta male.

E’ tra i più poveri che si scopre la più autentica solidarietà.

E’ per loro che, nonostante tutto, continueremo a tornare.

Mamma

bouganvillea
capanne

…e son ritornato cambiato

P1040051-red

Spesso l’unico compromesso che la nostra vita ci offre per sperimentare la realtà dell’Africa, è quello di effettuare solo un breve soggiorno, e così è stato anche per me. E dunque, animato dalle migliori intenzioni, sono partito per Angal. E tornando in Italia, mi è inevitabile ripensare alle sensazioni e ricordi forti che una realtà così diversa, a volte drammatica, mi ha lasciato.

P1040077-red

Ho fatto molte cose in quel mese: aiutato in sala operatoria, frequentato la pediatria e la nutrition unit, visitato gli orfani….e sono tornato cambiato.

Però così, pensando a quello che si è fatto, si finisce spesso per dimenticare quelli che non partono, coloro per i quali non è stata solo una parentesi, ma è la vita comune: il personale dell’ospedale e gli abitanti di Angal.

P1040219-red

A loro lasciamo i nostri migliori auguri e un sacchetto pieno di medicine nuove e costose, appena portate dall’Italia, insieme a qualche schematica “istruzione per l’uso”. Pochi giorni prima di tornare in Italia, ho ritrovato un sacchetto di quelli: lasciato inutilizzato, proprio come un anonimo medico italiano l’aveva lasciato cinque anni prima. I farmaci, nuovi e costosi, erano tutti scaduti.

E questo ritrovamento mi ha portato a riflettere…è dunque davvero utile fermarsi per così piccoli periodi? Si lascia davvero qualcosa al momento della partenza?

Se ripenso a coloro che sono rimasti ad Angal, credo che per dare davvero loro qualcosa sia necessaria una presenza costante, capace di trasmettere una formazione sia professionale sia organizzativa che rimanga nel tempo.

P1040208-red

L’Africa regala a tutti, senza distinzioni, emozioni forti; chi parte credendo di dare spesso torna scoprendosi debitore. Ad Angal ho imparato che per sdebitarci l’Africa ci chiede di metterci in gioco fino in fondo, per lungo tempo. Solo così la nostra opera non rimarrà chiusa in un sacchetto nel buio di un armadio, ma diventerà strumento nelle mani degli africani, per poter essere così usata giorno per giorno.

Marco Foletti

oknotizie.png


Il concerto Gospel di Natale

Molti, moltissimi ci chiedono se quest’anno organizzeremo il concerto Gospel con il Sunshine Gospel Choir a Verona e/o Vicenza come l’anno scorso e come due anni fa. Ci piange il cuore dover rispondere che quest’anno non si farà, per vari motivi ma principalmente perché siamo impegnati su altri fronti, Mario e Claudia sono ad Angal e sarebbe stato impossibile mettere in moto la macchina organizzativa.

A ottobre il gruppo torinese degli Amici di Angal è riuscita nel portentoso intento di organizzare ben due serate di fila dedicate alla nostra associazione, la prima il 2 ottobre per lo splendido concerto al Teatro Regio di Torino, con i Sunshine (davvero una serata indimenticabile) e il secondo per una conferenza sull’Uganda il 3 ottobre. Lo avevamo annunciato con una circolare, ben sapendo che il concerto sarebbe stato un po’ fuori mano per chi aveva seguito le due precedenti edizioni.

Abbiamo però deciso che l’anno prossimo, sempre nello stesso periodo a Dicembre 2008, cascasse il mondo il concerto Gospel si farà. I Sunshine sono già prenotati. Si tratterà di vedere se fare una o due serate, ma ci siamo presi il preciso impegno di organizzare il ritorno in grande del Coro che ci ha regalato grandi emozioni. Appuntamento quindi al 2008.

Piero


Appello per il Nord Uganda

This post is available in british and italian.

In versione PDF per la stampa: Appello per la Pace in Nord Uganda

Le sottoscritte organizzazioni impegnate a favore delle popolazioni del Nord Uganda, fanno appello alle autorità politiche e agli organi di informazione che andranno a Kampala, in occasione del summit dei paesi del Commonwealth, dal 23 al 25 novembre, perché si rechino nel nord dell’Uganda, per rendersi conto delle drammatiche condizioni di vita della gente di questa parte del Paese.

Mentre a fatica proseguono le trattative di pace, che dovrebbero porre fine a una guerra iniziata 21 anni fa, tra il governo ugandese e i ribelli dell’LRA, ancora più di un milione di persone sono costrette a vivere nei campi profughi, in condizioni miserabili, in attesa di potere tornare a vivere sulle terre abbandonate a causa della guerra.

Per il loro ritorno è necessario garantire innanzitutto una pace duratura, poi la bonifica dei terreni minati, la riattivazione dei pozzi d’acqua, la ricostruzione dei dispensari, delle scuole, delle case per gli insegnanti, la distribuzione degli strumenti di lavoro e delle sementi, e, in assenza di certificazioni di proprietà della terra, occorrerà tutelare gli orfani e coloro che non possono dimostrare la loro residenza nei villaggi distrutti.

Per comprendere questi bisogni è necessario uscire dalla capitale Kampala e andare nelle regioni del nord e dell’est Uganda, che nello scorso mese sono anche state colpite da inondazioni.

La pace ha bisogno di mille passi, anche fuori dalle capitali.


Pierangelo Monti - Good Samaritan Onlus
coordinatore dell’iniziativa - tel/fax 0125251012
pierangelo.monti(at)fastwebnet.it

Webmasters, abbiamo bisogno di voi! Per far conoscere questa iniziativa incollate questo codice nei vostri blog, per ottenere il banner qui sotto:

per ottenere:

e fatecelo sapere con una mail a info(at)amicidiangal.org perché possiamo inserirvi nella lista.

Hanno aderito già 30 siti e blog:

Approfondimenti: