Farmaci e Copyright

C’è un articolo di qualche giorno fa sull’espresso, a firma del giornalista indiano Suketu Mehta, che racconta di quanto la sua vita da piccolo fosse permeata dallo Yoga - tutte le mattine, dice, si svegliava e vedeva suo padre a testa in giu’. Poi qualche occidentale ha fiutato il business ed ora lo US Patent and Trademark Office (l’ente che negli Usa si occupa dei brevetti e dei marchi registrati) ha rilasciato 150 copyright in tema di yoga, 134 brevetti su accessori e 2.315 marchi commerciali sempre relativi allo yoga. Insomma, non è piu’ una questione di tradizione e cultura indiana, lo Yoga è diventato proprietà intellettuale degli investitori occidentali.
Sicuramente chi si è arricchito grazie a tali brevetti appropiandosi a man bassa delle conoscenze tradizionali indiane sarà grato all’India per questa sua generosità e sarà pronto a ricambiare. Mah, non tanto, se poi il governo indiano finisce in tribunale citato dalle case farmaceutiche occidentali nel tentativo di fermare la “copia illegale di farmaci generici”, quegli stessi farmaci che - prodotti a basso costo - potrebbero salvare milioni di vite, e di cui anche ad Angal abbiamo terribilmente bisogno.
In Occidente si appropriano del sapere indiano brevettandolo. E poi ci vietano di fare lo stesso con i farmaci…
Ne parla Protonutrizione in un articolo di ieri e più estesamente in una serie di articoli passati, ma consigliamo di leggere attentamente e di meditare sull’ottimo articolo di Suketu Mehta
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