Muore un pezzo di memoria (A piece of memory passes away)

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Pubblico una lettera ricevuta ieri di mia madre da Angal.
Mi sembra una di quelle cose da condividere.

Caro Piero,
questa mattina é morto Domenico Manano. Solo una settimana fa eravamo seduti a questo stesso tavolo e, sorseggiando un the bollente e ben zuccherato, come piaceva a entrambi, lui mi aiutava a tradurre e a capire il senso degli ultimi proverbi che aveva raccolto, attingendo alla sua antica memoria. Era un uomo di cultura, amante delle tradizioni, conosceva un’infinità di storie, leggende e proverbi. Ogni tanto veniva a trovarmi e mi faceva dono di quanto aveva ricordato e trascritto, perché io lo facessi conoscere attraverso le “News dell’associazione Amici di Angal”.

Con lui si è persa la memoria storica degli Alùr, un piccolo gruppo etnico che purtroppo sta perdendo le proprie radici, i propri codici etici che costituivano il collante del clan, un po’ a causa delle guerre, dell’AIDS che ha distrutto le famiglie e anche, credo, di un progresso estraneo ai loro bisogni.

Quest’ultimo mese ad Angal é stato molto pesante. E’ piovuto quasi tutti i giorni. La vista della savana al mattino é spesso velata da una nebbia leggera che si solleva dai tetti di paglia delle capanne. Fa freddo e si moltiplicano i casi di broncopolmonite fra i bambini, oltre alla solita malaria e alle gastroenteriti. Ci sono in media una trentina di ricoveri al giorno in pediatria. E c’é un solo medico: Arianna. Quando può, Mario va a darle una mano, ma seguire più di 200 bambini é massacrante.

E poi c’é l’Unità Nutrizionale, con quasi una trentina di bambini in condizioni indescrivibili. In una settimana ne sono morti dieci. La causa non è sempre l’estrema povertà, ma più spesso l’ignoranza, la superstizione, l’abbandono… Quando cerco di capire in quale contesto sociale vivano questi bambini e quale situazione famigliare troveranno una volta tornati a casa, mi perdo negli intrichi di situazioni disperate al cui centro c’è molto spesso la nonna, nel bene e nel male.

La nonna che prende con sé il nipotino quando la figlia muore e anche quando la figlia se ne va con un altro marito, la nonna che rifiuta l’uso del sondino (indispensabile per nutrire il bambino gravemente malnutrito), la nonna (ma lo fanno anche le mamme) che bara sui tempi e le cause della malattia nel tentativo, forse, di rifiutare la realtà… La nonna che si carica sulla schiena il cadaverino per riportarlo a casa e seppellirlo vicino alla capanna.

E c’è Emanuel che a 2 anni pesa 4 chili e 700 grammi. E’ accudito da una sorellina di 12. La mamma è morta, la matrigna lo rifiuta, e lui rifiuta di nutrirsi. Non so più cosa fare per lui. Si strappa il sondino, rovescia la tazza e mi guarda con sfida… Ti aggiornerò più avanti.

Mamma Klaudia

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