A una settimana dalla partenza - One week to go

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Mama Klaùdia mi scrive da Angal, ormai è quasi ora di tornare a casa, ma c’è sempre tanto da fare…

Caro Piero,

da domani comincerà il conto alla rovescia: …meno 8, meno 7…. Intanto ci godiamo questa domenica speciale, con un cielo finalmente terso e azzurro come si vede sulle Dolomiti d’inverno! Solo che qui oggi ci sono 52 gradi al sole (32° all’ombra).

E’ una domenica speciale anche perché é venuto il vescovo di Nebbi. Mons. Luluga, per partecipare alla festa dei giapongidini, i catechisti, che nelle varie cappelle sostituiscono i Missionari il cui numero é sempre più ridotto. Anche qui, in questa grossa parrocchia di Angal, dove ha sede il “Centro di formazione”, affiancano i Padri, visitano i malati, portano la Comunione.

Alcuni sono figure storiche che abbiamo visto qui da sempre, come Pio, che vorrei farvi conoscere almeno con una foto. Lo incontro sempre in giro per i reparti, orgoglioso della sua veste, uguale a quella dei primi missionari, ormai logora, con i sandali rosa shocking che si vedono da lontano, il suo incedere solenne, il viso austero, che si apre però in un sorriso dolce quando si ferma a parlare con un malato.

Tornando alla festa: gli Alur non hanno tralasciato nulla per renderla memorabile. La messa é durata tre ore, accompagnata dai canti ritmati dagli adungu, dai tamburi e dai barattoli pieni di sassolini,mossi con leggerezza dalle mani esperte dei musicanti. La processione dei giapongidini é stata preceduta da fanciulle danzanti con un orcio di terracotta colmo di fiori sulla testa.

Danze, canti, fiori e colori sono il loro modo per lodare Dio, per festeggiare la vita, forse per esorcizzare il dolore.

Il dolore che é sempre in agguato: negli occhi di Obedi Jois che questa volta é venuta senza il suo vestito bianco, di nuovo smagrita e senza più speranza. : “Muoio -mi ha detto - non abbandonarmi”.

E’ qui da quasi due mesi. Nessuno della sua famiglia é venuto a vederla. E’ in agguato negli occhi di Sunday, la sua bambina , che passa le giornate seduta ai piedi del suo letto, abbracciata alla bambola di stoffa che Gaia ha portato l’anno scorso; negli occhi di tutti i bambini malati di aids, delle mamme che glielo hanno trasmesso, dei vecchi abbandonati dai figli; perché la società tribale si é sfasciata e la saggezza degli anziani, un tempo tenuta in grande considerazione, é diventata obsoleta.

Si concluderà fra una settimana anche l’impegno dei medici specialisti che sono venuti con noi: l’urologo Ivo Sigillino, che ancora una volta è venuto a risolvere molte situazioni penose (ritenzioni croniche d’urina per ipertrofia prostatica e fistole vescico-vaginali) con una ventina di interventi in endoscopia e Giovanni Cardellino, internista di Aosta, sempre più impegnato anche nella organizzazione e gestione dell’ospedale.

Mamma Klaùdia(qui la storia di Obedi Jois)

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