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Terra d’Africa

Feb 15th, 2007 | By | Category: Lettere

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Africa, Uganda, Angal Hospital… sono nomi noti da anni, da molti anni e legati alla esperienza di Mario e Claudia Marsiaj che hanno legato la loro vita e la vita della loro famiglia, ad una scelta umanitaria difficile, generosa, coinvolgente.

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Da anni dicevamo di voler visitare questo luogo di cui pochi parlano, immergerci nella loro situazione, voler capire di fatto una situazione che comunque conoscevamo per i racconti di Mario e Claudia.
Abbiamo deciso di partire con loro e di rimanere ad Angal per un mese. La nostra non era curiosità ma desiderio di condividere con loro un breve periodo. Vi assicuro che è stata per me e Bepi una esperienza importante e forte. Sapevamo delle difficoltà che un ospedale poteva vivere in un posto quasi dimenticato da Dio e dagli uomini; ce ne parlavano sempre, ma vedere con i propri occhi cosa succede ad Angal, ci ha inizialmente storditi e poi aiutati ad immergerci nella realtà pur con le modeste capacità di cui siamo portatori.

Ora siamo ritornati contenti e felici e con problemi personali in più perché è stata una esperienza che dovrà cambiare la nostra vita.

Tante persone, soprattutto donne e bambini che sperano di sopravvivere al dolore, alle malattie, agli abbandoni, alle sofferenze. Rivedo le donne forti di Angal su cui pesano le fatiche più gravi, molte vedove con il carico di figli cui non dare risposte di vita e speranza.

Molti sono gli orfani (235) di genitori morti di Aids, che vengono seguiti nella Missione. Sono quindi bambini ad alto rischio affidati a zii, nonni o ad altre brave donne che se ne fanno carico, anche grazie ad un compenso reso possibile dagli aiuti provenienti dai gruppi italiani. Gli orfani vengono controllati a scadenze fisse per evitare od allontanare il pericolo di gravi malattie.

Bambini malnutriti e ospitati ad Angal con le mamme o qualche parente e che soggiornano, anche grazie ad iniziative della Associazione Amici di Angal, fintantoché possano riequilibrare salute e peso e continuare a sperare nella vita. Purtroppo molti hanno il fisico già compromesso e le mamme si sono portate dietro altri figli che altrimenti non saprebbero come e dove collocare.

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Sono bambini molto belli, pur provati da tanti stenti e malattie. Le mamme cercano di curarli, con molta tenerezza inventando modi sempre nuovi per farli mangiare.

Spesso questi bimbi non ce la fanno e le mamme se ne ritornano ai loro villaggi a piedi col corpicino legato alla schiena: lo seppelliranno attorno alla loro capanna. Altre volte possono riportarseli a casa un po’ irrobustiti e con tante speranze.

Periodicamente ci sono volontari ospiti ad Angal (medici – tecnici – specialisti in varie discipline) che si occupano, nel periodo di presenza, di molti problemi legati al funzionamento dell’ospedale. Sono preziose gocce di aiuto ma non sufficienti. L’ospedale ha circa 250 posti letto e, a tenerlo in piedi provvedono tre medici fissi, insufficienti per le tante necessità. Per quattro mesi all’anno (due in primavera e due in autunno) Mario e Claudia sono presenti con la loro professionalità e il loro aiuto. Soprattutto le donne attendono con ansia l’arrivo di mamma Klaùdia che sempre si fa intenerire dalle situazioni difficili e risponde sempre alle necessità.

La sua casa è visitata da mattina a sera da donne, bambini, uomini sempre in cerca di cibo e aiuto. È una processione continua per cercare risposte alla fame e alla miseria, soprattutto in quest’anno di siccità quasi totale che non ha dato raccolti.

Ebbene, la gente di Angal vive, soffre, lavora, prega, canta, spera.

I bambini hanno imparato prestissimo a dirci “ciao!” e a rincorrerci dovunque siamo: spuntano come tanti folletti dal folto della savana dove sono le loro capanne.

Altre emozioni e sensazioni mi prendono, tanti ricordi di persone buone, brave, generose che si spendono per asciugare angosce e lamenti. Vorrei abbracciare tutti quelli che ho conosciuto, con cui mi sono relazionata, con i quali ho scambiato un sorriso buono. Penso ai medici, al personale infermieristico, amministrativo, di servizio: vorrei ricordarli tutti.

Riconosco che il racconto è uscito di getto mancando di un filo conduttore organico ma forse potrebbe esserci un filo rosso che parla di amore, dedizione, solidarietà.

Altri racconteranno di Angal con più titolo ed esperienza e sapienza. Con Bepi voglio dire, a quanti ci leggeranno, che rivolgano con benevolenza gli occhi e il cuore a tanti nostri fratelli che soffrono e nella sofferenza ringrazino il Dio della vita.

Mariarosa e Bepi Stocchiero
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Africa, Uganda, Angal Hospital. We’ve been hearing these names since years, many years, strictly bound to the experience of Mario and Claudia Marsiaj and their family, to a humanitarian choice, difficult, generous, involving.

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Since years we were saying that we want to visit this place, follow them more closely, understand their situation that we know through Mario and Claudia stories. We have decided to leave with them and to remain in Angal for one month. Ours was not just curiosity but a real desire to share with them a brief period. I assure you that it has been for me and Bepi an important and strong experience.

We knew about the difficulties that a hospital could experience in a place almost forgotten by God and by the men; we often heard about them, but to see with our own eyes what happens in Angal did really shock us first and then helped us to dip into this reality, even with our modest abilities.

Now we’re back, happy even with more personal problems, because it has been an experience that will change our life.

So many people, above all women and children who hope they will survive to the pain, to the illnesses, to the sufferings. I see again and again in my mind the strong women of Angal who handle most of the weigh of their difficult lives, many widows with loads of children to whom is so difficult not to give answers of life and hope.

Many are the orphans (235) of parents dead for Aids, who are cared in the Mission. They are children at high risk, looked after by uncles, grandparents or other good women who take them under their responsibility, also thanks to a remuneration made possible by the help coming from the Italian groups. These orphans are checked regularly to reduce the danger of serious illnesses.

There are malnourished children cared of in Angal, their mothers or some relatives, who are looked after thanks to the help of the Amici di Angal Association, till they are stronger in health and weight and can therefore start hoping again in a better life. Unfortunately many of them have their bodies compromised already and their mothers need to bring with them other children which otherwise they would not know where to leave.

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They are beautiful children, challenged by so many difficulties and illnesses. Their mothers try to take care of them, so tenderly, always inventing new ways to convince them to eat.

Often these babies don’t make it and their mothers walk back to their villages with their tiny bodies tied up on the back: they will bury him around their hut. Sometimes they can bring them back strengthened and with so many hopes, instead.

Periodically there are voluntary guests in Angal (physicians, doctors, technical experts in various disciplines) who try to work out the operational problems of the hospital. They are drops of help, precious but not enough. The hospital has around 250 beds and there are three fixed doctors, insufficient for the so many necessities.

Four months a year (two in spring and two in autumn) Mario and Claudia come with their professionality and their help. Women especially wait anxiously mother Klaùdia’s arrival. She always cares them, listens and answers to their necessities.

Her house is constantly visited from morning to evening by women, children, men, always looking for food and help. It is a continuous procession seeking answers to the hunger and the poverty, especially in this year of almost total drought which has given almost no harvest.

So, Angal people lives, suffers, works hard, prays, sings, hopes.

Children learned very soon to say “ciao!” tu us and to run after us wherever we are: they sprout like many elves from the thick of the savanna where their huts are.

Emotions and feelings take me hard, so many memoirs of good people, good, generous, who spend themselves for drying anguish and complaints. I would like to embrace all those that I met, with whom I had relationships, with whom I have exchanged a good smile. I think at the doctors, at the nurse personnel, the administrative one, the service one: I’d like to remember everybody.

I admit that my story has gone without a plot, with no organic thread, but if you look carefully you’ll probably find there is perhaps a tiny red thread that speaks of love, devotion, solidarity.

Others will tell about Angal with more title, experience and wisdom. With Bepi I want to say, to those that will read us, to turn their eyes with benevolence and their hearts to these brothers of us that suffer and in the suffering they thank God for their life.

Mariarosa and Bepi Stocchiero

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