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Lettera dal Kosovo

Jun 19th, 2007 | By | Category: Lettere

Ci scrive Camillo Smacchia dal Kosovo:

Cari amici

Camillo Smacchia

Sono ancora io, Camillo dal Kosovo che vi scrive qualche riga.
Dovevo gia’ essere a casa, in realta’ esattamente dalla fine dello scorso febbraio, senonche’ non siamo riusciti a spendere tutti i soldi che erano stati stanziati per questo progetto per cui e’ stata richiesta una cosiddetta proroga non onerosa che il Ministero degli Esteri ci ha logicamente concesso ed io percio’ ho accettato di proseguire e ultimare questo compito intrapreso esattamente un anno fa, anche per vederne la sua conclusione.

Sollecitato dagli avvenimenti che si succedono, mi capita con una certa frequenza di paragonare africani e balcanici, pur sapendo che non per forza dev’esserci tra di loro una relazione, ma mi viene quasi automatico farlo.

Per esempio qui, nel nostro ospedale kosovaro scarseggiano spesso, per non dire sempre, farmaci e altri consumabili di pertinenza dell’ospedale cosicche’ i famigliari dei pazienti devono procurarseli, comperandoli all’esterno, nelle farmacie private, un po’ quello che con altrettanta frequenza piu’ o meno succede nelle regioni Subsahariane.

Questi aspetti come altri peraltro, comuni ai due popoli in questione, un po’mi sconcertano perche’a dire il vero credo di essere tratto in inganno dall’esteriorita’ della vita che si conduce qui, nella cosiddetta ex Jugoslavia rispetto all’Africa dove, solo il fatto di vedere le persone vivere nelle capanne, non possedere luce o gas, dover approvvigionarsi di acqua con le taniche ai pozzi disponibili, rende abissalmente differenti, cioe’ piu’ poveri, ai miei occhi, questi ultimi rispetto ai primi. Invece non e’ cosi’. Pensate per esempio che in questo ospedale del Kosovo durante il pomeriggio alcune mucche passeggiano indisturbate per i prati che ci sono all’interno della struttura del nosocomio, brucano l’erba e in cambio lasciano deliziosi e profumati ricordini che, qua e la’, infarciscono e colorano la monotonia del verde dei campi. Questo in Africa e’ stato combattuto con successo dalle autorita’ locali e scene del genere risalgono ad anni orsono, oggi anche negli ospedali rurali spersi nella savana, questo tipo di spettacolo non si vede piu’.

La piaga inoltre del pagamento” under-table”e’ certamente piu’ diffusa e piu’ pesante da digerire da queste parti, anche se a parziale giustificazione c’e’ il fatto che qui, nei paesi dell’ex socialismo reale, seppur non allineato, il salario governativo per un medico pubblico e’ veramente impossibile per una decente sopravvivenza.

Altri esempi che accomunano drammaticamente queste due realta’ ne potrei raccontare ancora, ma qui in Kosovo la situazione socio-economica e’completamente diversa rispetto ai paesi africani, la gente vive nelle case provviste di luce e acqua potabile e gira con la macchina che va a benzina o a gasolio, e gira tanto ve lo assicuro, ma allora dico , dove sta l’inghippo?

Io pensavo che lo sviluppo economico di un Paese alla fin fine andasse di pari passo con l’avanzamento culturale che la popolazione nei comportamenti esprime, capisco che la considerazione possa sembrare un po’ azzardata pero’ spesso trovo che questi due aspetti dell’esistenza umana si condizionino reciprocamente e si generino e progrediscano all’incirca parallelamente. Ma in realta’ entrano in gioco anche altre variabili che a volte per l’appunto fanno coincidere entrambi i tipi di sviluppo, mentre in altre circostanze ne promovuono uno a discapito di quell’altro. E allora, se in questo caso e’ accaduto proprio cosi’, che si siano realizzati cioe’ questi diversi piani di sviluppo, quali sono state le variabili che hanno reso l’Africa economicamente piu’ arretrata ma culturalmente piu’ solidale e con principi piu’ , per cosi’ dire consoni agli standard moderni, rispetto a quest’area che appare piu’ dotata di risorse economiche ma con uno sviluppo culturale cosi’distante e a volte, quasi incomprensibilmente, arretrato?

Le guerre, l’oppressione degli invasori, l’esercizio del potere, le politiche governative, gli interessi con i popoli alleati ma ancora la religione e la sua influenza nelle scelte individuali e nazionali, la lingua e la comunicazione tra le persone e con gli altri paesi, le risorse naturali e il carattere delle persone, le malattie e le epidemie, insomma quale di piu’ tra questi e altri aspetti forgia nel bene e nel male il destino di un popolo, ne determina la ricchezza o la poverta’ , ne costruisce, in una parola, le basi culturali? Per carita’ non pretendo una risposta ma questa volta preferisco concludere cosi’ sottolineando che in realta’ quello che veramente accomuna e’, tutto sommato, il caos , il disordine che pervade inossidabile e inesorabile il nostro pianeta, e’ l’entropia che sembra governare la storia del mondo e degli uomini.

Ciao a tutti dal vostro Camillo.

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