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“Obbiettivi del Millennio” – qualcuno si ricorda cos’erano?

Jan 2nd, 2008 | By | Category: Annunci, Lettere

Il seguente post è ispirato da un articolo analogo comparso su Secondo Protocollo, a cura di Elisa Arduini e successivamente rielaborato.

Il 20 settembre del 2000 i Capi di Stato di 191 Paesi presero un impegno solenne di fronte a tutto il mondo, quello di ridurre la povertà e di garantire i Diritti Umani. Nel farlo essi firmarono quella che passerà alla storia come “Dichiarazione del Millennio”.

La Dichiarazione del Millennio si basava principalmente su otto punti detti “Obbiettivi del Millennio” (Millennium Development Goals) che le 191 Nazioni aderenti alle Nazioni Unite si impegnarono a raggiungere entro il 2015:

  • Obbiettivo 1: Sradicare la povertà estrema. Ridurre della metà la percentuale di popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno. Ridurre della metà la percentuale di popolazione che soffre la fame

     
  • Obbiettivo 2: Garantire l’educazione primaria universale. Assicurare che tutti i ragazzi, sia maschi che femmine, possano terminare un ciclo completo di scuola primaria

     
  • Obbiettivo 3: Promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne. Eliminare la disparità dei sessi nell’insegnamento primario e secondario preferibilmente per il 2005, e per tutti i livelli di insegnamento entro il 2015

     
  • Obbiettivo 4: Ridurre la mortalità infantile. Ridurre di due terzi la mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni

     
  • Obbiettivo 5: Migliorare la salute materna. Ridurre di tre quarti il tasso di mortalità materna

     
  • Obbiettivo 6: Combattere l’AIV/AIDS, la Malaria e altre malattie. Bloccare la propagazione dell’ HIV/AIDS e cominciare a invertirne la tendenza attuale. Bloccare l’incidenza della malaria e di altre malattie importanti e cominciare a invertirne la tendenza attuale

     
  • Obbiettivo 7: Garantire la sostenibilità ambientale. Integrare i principi di sviluppo sostenibile nelle politiche e nei programmi dei paesi; invertire la tendenza attuale nella perdita di risorse ambientali. Ridurre della metà la percentuale di popolazione senza un accesso sostenibile all’acqua potabile. Ottenere un miglioramento significativo della vita di almeno 100 milioni di abitanti degli slum, entro l’anno 2020

     
  • Obbiettivo 8: Sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo. Sviluppare al massimo un sistema commerciale e finanziario che sia fondato su regole, prevedibile e non discriminatorio. […]. In cooperazione con le aziende farmaceutiche, rendere le medicine essenziali disponibili ed economicamente accessibili nei paesi in via di sviluppo. In cooperazione con il settore privato, rendere disponibili i benefici delle nuove tecnologie, specialmente quelle dell’informazione e della comunicazione

     

Chiunque dotato di un po’ di buon senso non può che concordare che tali obiettivi siano da considerartsi il minimo del minimo accettabile in una società ispirata da principi di equità. Forse, ad essere un po’ puntigliosi, si potrebbe aggiungere che una società in cui ci sia bisogno di porsi questi obiettivi minimi ha probabilmente un pochino esagerato nell’altro senso. E va bene, non vogliamo essere puntigliosi ma soltanto pratici.

Qualche domanda sorge allora spontanea, “Cosa ne è oggi di questi obbiettivi? A che punto siamo dopo che sono stati spesi milioni di dollari in campagne pubblicitarie e copertura mediatica?”. Vogliamo andare al sodo e vedere cos’è stato fatto per raggiungere questi obiettivi che hanno impegnato così solennemente 191 capi di stato ? Beh, una cosa senz’altro è stata fatta, quello che tipicamente si fa quando si vuole mostrare di aver fatto qualcosa: un sito web! l’MDG Monitor “Tracking the Millennium Development Goals”.

Basterebbe prendersi qualche minuto e leggere rapidamente le “Success Stories” menzionate come passi nel raggiungimento degli 8 solenni obiettivi, per rendersi conto che i risultati, nel 2008 ovvero a metà strada oscillano fra il ridicolo e lo scandaloso.

Dati alla mano nessuno dei Paesi firmatari della Dichiarazione del Millennio ha tenuto fede agli impegni presi in forma solenne. In Italia per esempio si è assistito addirittura ad una progressiva riduzione delle risorse dedicate alla cooperazione internazionale e alla difesa dei Diritti Umani.

Secondo lo spirito che ha spinto i Capi di Stato a firmare la Dichiarazione del Millennio

“la civiltà globalizzata del terzo millennio possiede la ricchezza, la conoscenza e i mezzi per coronare il sogno di un’umanità affrancata dalla miseria e dalla mancanza dei bisogni di base”.

Quante parole vuote e prive di alcun significato se poi non si vuole mettere mano al portafoglio e finanziare le azioni necessarie, che vanno ben al di là del fare un sito web o cercare accordi con coperture internazionali ma che servono invece a gonfiare i conti svizzeri di capi di stato e di politici corrotti.

Il risultato netto è che nel 2008 appena iniziato non solo gli obbiettivi intermedi (previsti per il 2005) non sono stati ancora raggiunti, ma la situazione è peggiorata in molte aree del mondo. La povertà è aumentata; le violazioni dei diritti umani crescono quotidianamente, i diritti delle donne hanno fatto passi indietro, i conflitti sono aumentati portando, se possibile, ancora più fame e povertà; nei paesi in via di sviluppo non è garantita l’istruzione primaria; malattie come AIDS e Malaria continuano a mietere milioni di vittime; non esiste nessun partenariato mondiale per lo sviluppo e le risorse dedicate dai paesi ricchi alla cooperazione sono andate via, via scemando invece di aumentare.

Il quadro, a sette anni dalla Dichiarazione del Millennio, è desolante. Dobbiamo fermarci e fare una riflessione anziché continuare ad accettare di essere presi in giro. Gli impegni presi devono essere rispettati ed è nostra responsabilità di elettori farlo presente ai nostri eletti, quando è ora di rinnovare la fiducia nel loro – sempre più discutibile – operato.

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