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In viaggio verso Angal

May 1st, 2008 | By | Category: Annunci

Mama Klaùdia da Angal ci racconta del suo viaggio

Da Bologna a Bruxelles-Kigali-Entebbe, il lungo viaggio ci é sembrato, questa volta, interminabile. Per fortuna le formalità doganali e la consegna dei bagagli, alle 10 di sera, sono rapidissime e prima di mezzanotte eravamo già tutti sistemati a casa Cuamm a Kampala.

Kampala! Un concentrato di tutto ciò che rappresenta l’Africa, almeno quella che conosciamo noi: musica e colori, vitalità e rassegnazione, profumo di spezie e odore di lerciume, sahri scintillanti e vestiti a brandelli, donne velate e giovani ragazze in abbigliamento provocante, grosse fuoristrada e carretti sgangherati, supermercati traboccanti di ogni bendidio a uso e consumo della classe dirigente, dei ricchi commercianti, dei dipendenti delle grosse organizzazioni, degli investitori stranieri che hanno fiutato i grossi business che si possono fare in questo momento in Uganda…e grossi bidoni di rifiuti, rimescolati dai poveracci che vi cercano qualcosa di riutilizzabile.

La facciata comunque é invitante: é stata ripulita e addobbata di aiuole fiorite, lo scorso novembre, per l’arrivo della famiglia reale inglese, presente al congresso del Commonwealth, ma appena ci si allontana dalle strade centrali, la povertà ci investe con l’imprevedibilità di un pugno nello stomaco.

Sotto casa Cuamm c’é uno dei quartieri più vivaci della periferia. Lungo la strada lavorano artigiani di ogni genere e, senza soluzione di continuità, sono esposti cesti, stuoie, piccoli mobili, casse da morto, cancelli, sculture ed enormi divani e poltrone rivestite di assurdi damaschi e velluti, esposti al sole e alla pioggia, al vento e alla polvere. Questa strada, continuamente percorsa da venditori ambulanti che tengono in bilico sulla testa ogni tipo di mercanzia, ha il suo punto focale in un mercato abbarbicato su una collinetta di terra, dove si possono trovare frutta e verdura, pesce secco e tillappie (un pesce del lago, ndr), granaglie e polli chiusi in grosse gabbie, mentre torno torno, verso sera, le donne allestiscono dei microchioschi dove friggono frittelle di manioca, arrostiscono granoturco e spiedini di carne, impastano ciapati. Altre espongono per terra, distesi in bella mostra sopra i kitenghe, vestiti di seconda mano, scarpe usate, borsette smalti per le unghie usati a metà. E ci sono parrucchiere che, con un’abilità che affata, intrecciano, avvolgono, attorcigliano capelli in acconciature stravaganti e sempre diverse.

E’ un’esplosione di vitalità, di odori, di suoni, che quasi fa girare la testa. E’ ogni volta una grande emozione immergersi per qualche ora in questo “calderone” vitale.

Il giorno dopo, a bordo di due fuoristrada cariche di vettovaglie per i prossimi due mesi e di rifornimenti per l’Unità Nutrizionale, dono dell’associazione “Cooperazione e Sviluppo” fondata da Don Vittorio Pastore, lasciamo volentieri Kampala . Con noi questa volta c’é nostra figlia Elena con Francesco e il loro bambino Andrea e una dottoressa, Marta. Fra pochi giorni ci raggiungerà un odontoiatra, Francesco Pelligra, che porterà avanti il progetto della SMOM.

Klaùdia

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