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Saggezza africana (II)

Saggezza africana (II)

a cura di Claudia Marsiaj

Il 10 novembre 2008 è morto Domenico Manano. Solo una settimana prima eravamo seduti al tavolo di casa mia e, sorseggiando un tè bollente e ben zuccherato, come piaceva ad entrambi, lui mi aiutava a tradurre e a capire il senso degli ultimi proverbi che aveva raccolto, attingendo alla sua antica memoria. Era un uomo di cultura, amante delle tradizioni; conosceva un’infinità di storie, leggende e proverbi.

Ogni tanto veniva a trovarmi e mi faceva dono di quanto aveva ricordato e trascritto, perché io lo facessi conoscere attraverso le “News dagli Amici di Angal”.

Con lui si è persa la memoria storica degli Alùr, un piccolo gruppo etnico che purtroppo sta smarrendo le proprie radici, i propri codici etici che costituivano il collante del clan, a causa sia delle guerre sia dell’AIDS che ha distrutto le famiglie, ma anche, credo, di un progresso estraneo ai loro bisogni.

Ecco alcuni detti, fra gli ultimi che mi ha regalato, con il testo nella lingua originale e l’interpretazione che me ne ha dato.

KOR OT ITHE OTYE
Attento: la casa ha orecchi.
(Un invito alla prudenza e alla discrezione fra le pareti domestiche.)

LAVOR MA DHAKO DE MAKO
Anche una leonessa può essere degna di lodi.
La leonessa rappresenta la donna che, qualche volta, è degna di ricevere lodi per il suo lavoro.
(Il detto rispecchia il carattere fortemente maschilista della società Alùr)

MUSUZA PA LUGWEC LUM OT RE MANGEYO
Il raffreddore della lucertola solo la capanna lo conosce.
Come dire che i panni sporchi vanno lavati in casa.

NYUKA DONG UBEDOKO WAC NO BA!
La farinata d’avena sta diventando amara.
Una situazione delicata di conflitto, senza la buona volontà dei contendenti, può sfociare in una guerra.

SUPERE JULWONGE PARE E SUPERU
Chiama la lancia col suo nome.
(Equivale al nostro “Di’ pane al pane”)

AMIYO IWU KOTH, WUN UMIYO IRA CENG
Vi dò la pioggia, voi mi date il sole.
Quando una figlia si sposa, il padre riceve la dote: soldi, vestiti, vacche e capre; ma la discendenza che questa figlia darà al marito rappresenta una ricchezza molto più importante per il clan.

ABEDO AKAYA DINGA MA AKAYO KUDU KIDI
Sto seduto battendomi la guancia mentre mi percuotono con i sassi.
Bisogna sopportare con tolleranza chi ci critica per non incorrere in guai.
(Che sia il nostro “Porgi l’altra guancia”?)

JAKWO NG’YERO MUTHO
Il vivo se la ride della morte.
Chi non ha sperimentato qualche pericolo nella sua vita, spavaldamente non si fa intimorire da nulla.
(Un implicito tributo al valore istruttivo dell’esperienza)

JAKUDH MAC LWORO YIRO NE ONGO
Chi non teme il fuoco non deve temere il fumo.
Chi finisce nei guai o li provoca deve saperne sopportare con forza le conseguenze.

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