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Testimonianze – Cooperare crescendo insieme

Cooperare crescendo insieme

di Simone Tretola

L’incontro con l’Africa produce un impatto molto forte su un occidentale. Partendo, si lascia un mondo all’insegna della ragione, dell’efficienza, della perfetta organizzazione, ma non appena si scende dall’aereo la fisicità del luogo, il muro di aria calda che ti investe sono il primo segnale che ci si trova in tutt’altra realtà.

Niente può essere dato per scontato: telefono, luce e acqua non sempre sono a disposizione; e qui sta il bello: in Africa ci si adatta a questa precarietà. Le sicure comodità occidentali sono un bene relativo e la loro mancanza non costituisce un dramma. Si scopre, a poco a poco, che nulla è davvero fondamentale perché si può e si riesce a vivere, anche in situazioni estreme, più serenamente di quanto si sia portati ad immaginare.

Ad Angal, piccolo villaggio, uno dei tanti della savana, arrivo dopo 10 ore di viaggio. E qui incontro gente la cui vita può cambiare drasticamente da un giorno all’altro, senza alcuna certezza per il domani; gente che vive davvero con poco ma che di quel poco sa godere; gente che ha una gran voglia di vivere e riesce ad essere felice pur nella mancanza di risorse materiali essenziali.

A ben vedere, siamo noi i poveri, perché troppo spesso, nell’abbondanza dei nostri beni di consumo, abbiamo perso spontaneità, semplicità, gioia di comunicare e guardare il viso dell’altro.

Veniamo in Africa con la presunzione di aiutare e a poco a poco ci accorgiamo che in ultima analisi sono loro, gli Africani, ad aiutarci. Noi, stressati, depressi, mossi da un incessante desiderio di ottenere di più, dobbiamo riscoprire la sobrietà della vita. Siamo diventati talmente superbi e sicuri di possedere sempre la soluzione giusta da non avere l’umiltà di chiedere noi al Terzo Mondo un aiuto. Forse si tratta per noi di riscoprire valori perduti; per loro di ottenere le risorse fondamentali per vivere. Per gli uni e per gli altri è questione di affermare con forza la dignità di ogni essere umano.

Che cosa può essere fatto e come? Tenterò qui di abbozzare una risposta sulla base della mia personale esperienza. Non c’è dubbio che avviare progetti in Paesi in via di sviluppo è una cosa molto complessa. Ai problemi tecnici legati alla mancanza di personale specializzato e di materiale prontamente reperibile in loco, si aggiungono dinamiche a volte complesse legate ai diversi modelli socioculturali.

Quando si decide di attuare un progetto di sviluppo, la prima attenzione dev’essere a non impostarlo con canoni europei, perché risulterebbe insostenibile nel contesto socio-lavorativo locale.

Anche il modo di affrontare la malattia è diverso e non è semplice da capire per molti europei. La malattia viene affrontata dal punto di vista non solo prettamente fisico, ma anche psicologico e spirituale. Se vogliamo contribuire veramente allo sviluppo, dobbiamo limitarci ad aiutare e a guidare il lavoro, senza la pretesa di far cambiare stile, ritmi e metodi, perché tutto ciò sarebbe poco produttivo e difficilmente sostenibile dalla popolazione.

È meglio introdurre poche conoscenze tecniche, facilmente assimilabili ed integrabili all’interno delle dinamiche delle strutture sanitarie locali. Spesso gli obiettivi prefissati devono essere modificati, adattati al contesto e modulati in modo opportuno nel tempo.

Mi sono accorto che noi europei soffriamo di ansia da prestazione. Vogliamo ottenere il massimo nel minor tempo possibile. Dobbiamo distinguerci, ma di rado ci domandiamo quale sia il reale bisogno delle persone con le quali operiamo. Se vogliamo conformarle alle nostre abitudini, corriamo davvero il rischio di far perdere anche a loro l’entusiasmo e la gioia per la vita e, crogiolandoci nei nostri egoismi, non modifichiamo per nulla la loro realtà.

Molteplici e differenti piste di riflessione mi si sono aperte in questi due anni di servizio in Africa. Ho vissuto in mezzo alle persone del luogo, condividendo momenti di festa e momenti di malinconia. Sono più che mai convinto che questo sia il miglior modo possibile per costruire insieme un nuovo modello di vita.

Anche così cresce la cooperazione: crescendo insieme.

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