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Don ibedi, Karla

Klaùdia racconta Don ibedi(*), Karla

Ogni volta che torno ad Angal, sulla porta della casa dove abito, trovo un ramo di boungavillea o di acacia o un mazzetto di frangipani, a seconda della stagione, e un biglietto che dice: “Wellcome mama Klaùdia e daktari Marìo”. Sul tavolo di cucina un altro mazzo di fiori e un cestino di lime.

Avverto la presenza di Karla nelle stanze modeste, ma profumate di pulito, nel letto preparato con cura, nella zanzariera ben arricciata. Karla col passare degli anni è diventata sempre più importante per me e io per lei.

Karla con una figlia adottiva

La sua vita non è stata semplice. Suo marito, a Kampala, ha ucciso un uomo ed è stato rinchiuso nel terribile carcere di Lusira. Rimasta sola con tre bimbe piccole, è tornata al villaggio e con enormi sacrifici le ha cresciute, cercando di trasmettere loro quei princìpi morali ai quali ha improntato la propria vita. Sebbene sia quasi inconcepibile per una donna Alùr non avere un uomo accanto, ha deciso di restare sola. Il clan familiare non l’ha accolta bene. Le sue cognate l’hanno in pratica estromessa dalla proprietà della famiglia.

Karla non sorride mai, il suo volto austero sembra scolpito nell’ebano. Anche il suo portamento è rigido e quando la domenica indossa il suo “gomsi”, l’abito tradizionale con le maniche a sbuffo e metri di stoffa drappeggiati attorno al corpo magrissimo, assume un aspetto quasi ieratico.

Karla mi elargisce consigli su quali cibi possono essere dannosi: ad esempio non va bene mescolare i fagioli neri con quelli bianchi, perché ci si potrebbe ammalare della terribile malattia che rende opachi gli occhi. Se dentro a un frutto si trova una spina, significa che è stato fatto un jok, un maleficio. Quando si tratta di credenze tribali, premette sempre che io sono libera di credere o no. « Io non lo farei… – mi dice – ma tu fai come credi!». E io seguo sempre i suoi consigli, per rispetto. Anche lei segue scrupolosamente i miei, sin troppo scrupolosamente… Quando ad esempio si ha notizia di un focolaio di colera nei dintorni (e succede spesso), tutte le verdure crude e la frutta che ci prepara hanno un retrogusto di Amuchina.

Dal suo punto di osservazione, vicino alla finestra di cucina, dove passa la mattinata, Karla tiene sotto controllo l’andirivieni delle persone che vengono a bussare alla mia porta e mi informa su chi è affidabile e chi no, chi è veramente povero e chi è un imbroglione, chi viene da lontano e quindi ha diritto a una tazza di tè e a un panino. Quando aiuto qualcuno, abbozza una specie di sorriso e mi ringrazia, perché Karla ha un’altra virtù assolutamente rara in un Alùr: non è invidiosa.

C’è una cosa che non è mai riuscita a capire: come mai per una donna come me il “daktari” Marìo non abbia pagato una ricchissima dote, cioè una dozzina di mucche.

(*) Arrivederci.