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Mal d’Africa

Mal d’Africa

di Arturo Peruffo

Il “mitico” laboratorista Arturo Peruffo ripercorre qui le tappe della sua esperienza africana e il progressivo coinvolgimento nella realtà di Angal. A lui si deve l’aver riportato il Laboratorio, alle soglie degli anni 2000, a un buon livello di efficienza e di affidabilità.

Nel lontano 1966, a febbraio, ebbi il mio primo contatto con l’Africa equatoriale e precisamente con l’Uganda. Lì conobbi il Dr. Piero Corti e la moglie Lucille, specializzata in chirurgia infantile.

Ero molto giovane ed i miei 21 anni li compii a Gulu e precisamente a Lacor, Ospedale comboniano. Il mio lavoro principale era ed è tuttora quello di tecnico di laboratorio biomedico.

Arturo Peruffo al lavoro nel laboratorio

Durante il primo periodo della mia permanenza ebbi l’occasione di visitare l’Ospedale di Angal, a circa 160 km da Gulu nella parte nord-occidentale (West Nile), che in quel periodo era diretto dal Dr. Giannino Busato e da sua moglie Sonia, medico pure lei.

Vidi per la prima volta il Laboratorio di analisi: era composto da una sola stanzetta, ma sufficiente allo scopo. All’epoca infatti si eseguivano solo gli esami di laboratorio strettamente necessari.

La corrente elettrica non esisteva allora, come ora, e di conseguenza si lavorava con la luce del sole, usando il generatore soltanto in caso di necessità (per raggi X, sala operatoria, sterilizzazione ecc.).

Ritornato al mio lavoro quotidiano, al Lacor Hospital, il tempo trascorse in fretta e, poco prima della fine dell’anno, una sera vidi arrivare una Fiat 850 pulmino condotta da un giovane medico accompagnato dalla moglie e dal figlioletto di un anno.

Fu allora che conobbi i Marsiaj. Erano appena arrivati dall’Italia e, prima di raggiungere la loro destinazione, Angal, avevano fatto tappa a Gulu. In seguito, durante la mia permanenza a Lacor, che fu di circa 5 anni, ebbi l’occasione di visitare più volte l’Ospedale di Angal.

Tornato in Italia, ripresi il mio lavoro presso l’Ospedale di Verona di Borgo Trento per circa 10 anni, poi passai a lavorare all’Ospedale di Negrar. Trascorsero diversi anni, ma la nostalgia dell’Africa era sempre più forte.

Quando anche l’amico Marsiaj, al ritorno dall’Africa, scelse di lavorare a Negrar, dove dopo qualche anno fu incaricato di organizzare un Centro per le malattie tropicali, incominciò una stretta collaborazione fra il reparto e il Laboratorio, grazie alla mia passata esperienza. Si rinsaldò anche la nostra amicizia.

Nel frattempo ripartii per missioni più o meno brevi in Angola, a Luanda, dove i religiosi dell’Opera Calabriana stavano costruendo un ospedale. E nel 2000, quando Mario Marsiaj mi chiese di collaborare alla riorganizzazione del Laboratorio di Angal, accettai con entusiasmo. Vi tornai una decina di volte, spendendo almeno un mese all’anno e portando la mia esperienza ai tecnici locali, che hanno bisogno di sostegno sia tecnico sia umano.

Ora sono in pensione e mi divido tra Uganda ed Angola, sempre famiglia permettendo. Per il momento termino qui e mi riprometto, in un prossimo scritto, di parlare non di me ma di Angal, del Laboratorio, dell’Ospedale, delle visite fatte, dei problemi che ci sono e delle cose che si potrebbero fare.

Un saluto a tutti gli “Amici di Angal” da un socio affezionato.