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Sotto le stelle (africane) del jazz…

“Sotto le stelle (africane) del jazz…”

di Maurizio Morandi

Nella primavera del 2001 si era dato il via ad Angal ad una serie di stages rivolti ai medici che avevano frequentato a Roma il Master di Medicina delle emarginazioni. Al primo stage avevano partecipato, tra gli altri, i Dottori Giovanni Cardellino e Camillo Smacchia, che nel tempo sarebbero diventati importanti collaboratori dell’Associazione. All’ultimo, del 2006, avevano partecipato quattro medici romani, già collaboratori dell’ambulatorio della Caritas a Roma, intenzionati a fare un’esperienza ad Angal in preparazione di un loro futuro impegno in qualche Paese dell’Africa. Dopo quattro anni abbiamo ricevuto da uno di loro, il Dr. Maurizio Morandi (e poi a ruota dagli altri tre), una lettera che ci ha fatto un grande piacere, perché ci ha fatto capire che noi di Angal abbiamo lasciato una “traccia” importante, e che l’impegno e l’entusiasmo messi nell’organizzazione di quello stage (che aveva coinvolto sia i medici locali, sia nostra figlia Elena come aiuto logista) hanno dato buoni frutti. Pubblichiamo integralmente la lettera di Maurizio, raccomandando di non badare alle espressioni enfatiche, legate al suo carattere gioviale e vulcanico.

Roma, 30/01/2010
Caro e Grande Prof, i ricordi sono tanti e la gratitudine per quello che ci hai insegnato è forte: e quando mai prima, ma anche, purtroppo, dopo ci è capitato di fare un’esperienza del genere!!
L’Africa, i suoi abitanti, le sue situazioni, gli incontri, gli Uomini, le Donne, i Bambini, le tante sensazioni provate con voi ad Angal: tutto è stato di un’intensità enorme! Le mie esperienze successive (senza più “maestri”) ed i miei attuali impegni in Etiopia, con l’H.E.W.O., sono un’altra cosa: l’impegno resta, ma è un’altra cosa.

Claudia a colloquio con gli stagisti

Mi mancate tutti (anche se sono un “bad old boy” che non scrive), mi manca la lezione pomeridiana, l’Ospedale, il grande Albero Flamboyant, la strada per arrivare al paese, l’enorme acacia vicino al “baretto”, dove familiarizzavo con la gente bevendo la “biretta” serale (con una sola “r”, alla romana), il piccolo e povero mercato e tante, tante altre cose!

Che mi manchiate voi, lo capisco e mi sembra normale, ma che “noi” manchiamo a voi… mi commuove: grazie per questa delicatezza!

Io a metà marzo partirò per Garbo, piccolo villaggio etiopico, nel distretto di Wolisso (Oromia), con due pediatri e, forse, con mia figlia Manuela, per svolgere uno screening sulla malnutrizione in quella zona esterna al villaggio (essendo abbastanza breve, ti mando in allegato il progetto e, se ti va, sarebbe utile il tuo parere). Se dovessimo trovare effettivamente presente la malnutrizione, la grande esperienza di Donna Claudia (o Klaùdia) sarebbe molto utile.

Gli altri “bad old boys” li ho un po’ persi di vista: Stefania Bucciarelli la “leggo” a volte nei turni di ambulatorio della Caritas, Massimo Alessi e Giuseppe “Pino” Leti restano nei miei pensieri ed affetti.

Mi piacerebbe sapere qualcosa di Claudia, dei bellissimi Elena, Andrea (cresce, eh?!), di papà Francesco. Ed i Padri Comboniani? E il Padre-chitarrista della Louisiana (nome mitico per noi amanti del jazz!). Penso alla jam session lì, sotto la baraja, con la deliziosa violinista Giovanna ed il giovane e bravo marito-collega Enrico Tagliaferri.

E il Dr. Camillo Smacchia, il nostro “tutor”, braccio destro di Mario? E i medici africani, Alfred e Ronald, che ci hanno fatto lezione? Tengono duro o se ne sono andati?
Quante cose…

Mi piacerebbe ricevere “La storia dell’Ospedale di Angal” che avete scritto 2 anni fa.
Un abbraccio forte al Prof, a Claudia, a tutti, con la speranza di rivederci presto (magari ad Angal, o a Bagnoregio?).